giovedì 28 novembre 2013

Una sposa a novembre


                                                                                                                     (Foto Anita Libera Corsi)


C'era una sposa triste perché era stata abbandonata.
Io l'ho vista, camminava nei campi grigi induriti dal gelo, il vestito bianco era macchiato di fango, il velo dov'era? Forse l'aveva perso in quel viaggio alla ricerca dell'acqua. La sposa aveva il viso duro come il legno, una statua che aveva smarrito la grazia. Eppure il suo passo era forte, non ammetteva ripensamenti.
Io la seguivo da lontano, in bicicletta, curioso.
Era la fine di novembre, le colline erano troppo lontane, c'erano campi di granoturco ormai abbandonati e il sole era una cicatrice bianca nel cielo. Volevo gridare per fermarla. Ma non volevo spaventarla. La seguii così fino al fiume. Aveva piovuto da poco, l'acqua era una melodia impetuosa. Lei scese l'argine, era ormai pericolosamente vicina alla corrente.
-Fermati!- gridai.
Lei si voltò, una sposa bagnata, senza più promesse.
-Vattene! - mi disse.
Ma io la raggiunsi e le parlai del tramonto, delle stelle pazze nei cieli d'agosto, le parlai delle lucciole che danzano nel canale e dei sussurri dei ragni, nascosti negli angoli delle case.
Lei sorrise, credendomi un folle, ma accettò il mio braccio. Barcollammo via, sulla strada buia d'inverno, e piangemmo un po', parlando dei giorni assolati di maggio.


giovedì 21 novembre 2013

Lo scrittore è un prodotto

Scrivi a comando. Scrivi con una pistola puntata alla tempia. Scrivi e cerca di essere fotogenico, perché ti stanno inquadrando. Lo scrittore è un prodotto, non diverso, in fondo, da altri. Scrivi cose accattivanti, ma semplici, tutti devono capirti. Nello stesso tempo non puoi essere banale perché devi essere un personaggio, devi essere nuovo, cool, affascinante. Ci sono stati scrittori poco attraenti, eppure sapevano cogliere quello che gli altri sentivano, ma non riuscivano ad esprimere. Non importa, dimentica tutto questo. Ora sei ripreso, ti stiamo mandando in onda. Sorridi, ma non troppo, lo scrittore deve essere serio, pensieroso, il viso a tre quarti, un po' in ombra. Ecco qua. Sei in un perfetto meccanismo ad orologeria. Tic tac. Tic tac.

 
 
 
 

giovedì 14 novembre 2013

L'amore al tempo dei citofoni


 Negli anni 90 se ti piaceva qualcuno non dovevi chiedergli l’amicizia su Facebook, perché Facebook non esisteva. Non c’erano i telefonini, ma un oggetto un po’ inquietante: il telefono fisso. Certo non era il massimo telefonare a qualcuno che ti piaceva, senza passare per uno stalker, termine ancora del tutto ignoto, in più rischiavi di dover prima parlare con i suoi genitori – Andrea c’è qui una ragazza per te! Non ho capito, vieni va.- Imbarazzo totale.

In quell'epoca era quindi più semplice andare in bici o a piedi nella zona frequentata dalla persona amata. Camminavi davanti al suo gruppo e magari ti diceva: Ciao!

Dall'intonazione potevi intuire se gli interessavi o meno. Quante elucubrazioni inutili! Ma sì, hai visto come ti ha salutato! Si vede che gli piaci. Eh sì…

La mia è stata un’epoca di grandi immaginazioni, storie inventate che riempivano la nostra vita e spesso diventavano protagoniste assolute dei nostri giorni.


È lui? Sì. Mi guarda?

Non so. Forse; forse avrebbe voluto guardarti, ma si vergognava.


E a volte passavi davanti alla casa dell’amato immaginario, fissavi il nome scritto sul citofono e il cuore aveva un sussulto... Sì, c'era della poesia in tutta quella complicata attesa.

        




giovedì 7 novembre 2013

Le voci nella conchiglia


Inseguo con le  dita i bordi di una conchiglia bianca, stellata, ha ancora l’odore del mare.

L’accosto all’orecchio. C’è del vento rinchiuso?

Dzara, la mia vecchia amica, la mia domestica slava, mi dice - Scrivi! Scrivi! -

- Scrivi cosa? - le rispondo e la guardo male.

- Scrivi le voci - il suo sguardo emerge tra le rughe profonde.

- Scrivi le voci della conchiglia -

Sono più dolorose di quanto si possa pensare, cara Dzara. Ma in questa spirale ci sono anche sospiri, sguardi furtivi, parole sommesse. Cercherò di darle voce vecchia mia, per me, per le mie ossessioni, per te che mi devi sopportare.

 

Sono davanti alla mensola delle ampolle di cristallo azzurro, in piedi, con la conchiglia sull’orecchio. Chiudo gli occhi.

                                                                        Ascolta.


 
 
 (Incipit del mio romanzo Blu riflesso)
 
 
 
Letture di Blu riflesso alla Sartoria Creativa di Torino, aprile 2012.
 
Inaugurazione della Biblioteca degli Inediti.
 
 
 
 
Con le foto di Anita Libera Corsi