giovedì 27 febbraio 2014

La perfezione del vetro


Marlene si guadava nel cielo. 
Le stelle, limpide e ghiacciate, riflettevano la sua luce. Lei sapeva che le stelle piangevano, talvolta, mentre giravano lente. Le aveva udite. 
Marlene amava troppo Peter. Così si rinchiudeva nell'armadio di legno. Respirava piano il suo silenzio. E si inventava nenie e filastrocche per non pensare.
Peter, forse, non aveva cuore. 
I suoi occhi erano dolci, in certi istanti. Erano occhi di daino.
Ma quando fuggiva Marlene si sentiva sola e dispersa. Si aggirava per la città con una rapidità non sua, la voce le diventava dura, lo sguardo opaco. 
Vedeva i piccioni morti agli angoli delle strade. Le nuvole cadevano in fili bianchi dal cielo. E il sole era il grande ragno. 
Marlene non avrebbe voluto amare così, troppo amare era morire. Si specchiava nei bicchieri di cristallo, la sua faccia si allungava. Il vetro era liscio. Marlene avrebbe voluto essere vetro. Essere libera. Essere muta, sorda, cieca. Essere pura e vuota, come i calici nella sua credenza.







venerdì 21 febbraio 2014

il confine


Cosa vuol dire non riuscire più a camminare? 
Cosa vuol dire non vedere?  
Immaginare il colore delle cose, immaginare il viso di chi ami, il contorno degli oggetti.

Quando la malattia colpisce il tuo corpo e lo corrode piano, allora inizi a comprendere. 
E ti sale una voglia di vita che non sai frenare; rimani immobile, nel letto, e il soffitto si dipinge di colori tenui e forti. Viola e bianco, nero e rosso sangue. 
La vita è una strana storia. E il dolore ci avvicina a qualcosa di diverso, al bordo della stanza, al confine con tutto quello che c'è là fuori. E le parole non dette allora bruciano come ferite nuove, ma ormai non ha più importanza. 
E' questo il momento, perchè aspettare ancora?

E' il tempo per ricordare, per pensare, per respirare profondamente. 
E' il tempo per parlare con il bambino che sei stato. Per poterti ancora guardare allo specchio senza tremare.
Cosa ha contato veramente? Cosa ha contato veramente, per te?
Cosa...
E' il tesoro nascosto, è l'attimo che non ritorna, che non tornerà più.



Isländische Landschaft III di Elio Rosolino Cassarà





venerdì 14 febbraio 2014

I sogni di allora, i sogni che ho ancora

Diario Immaginario 2003


Lettera a Lorenzo

Sogno...
Una casa con un piccolo orto e le nuvole in cucina e nel corridoio, che si rincorrono.


Sogno
una bicicletta scassata con le ali al posto dei pedali.

Sogno
un prato pieno di violette umide, un prato intero per potermi rotolare con te, a lungo, gridando e piangendo.

Sogno 
una stanza con un tavolo. Un foglio pieno di favole da raccontare.

Sogno dei figli: una bambina con le lentiggini, un ragazzo che ama il calcio e tutti i popoli oppressi del pianeta.

Sogno
un giorno di giustizia, un mattino di sole, con le rondini che disegnano poesie nel cielo. 

Sogno la mia infanzia: mio padre e mia madre che si baciano, da giovani. Mio padre che corre, mia sorella da piccola che impara a parlare.

Sogno di invecchiare guardando i fiori crescere.
Sogno di amare
amare
amare
con tutta la forza,
senza risparmio.

E tu cosa sogni?
Scrivilo...




venerdì 7 febbraio 2014

Sono nel vento

Dove se ne andranno tutti i miei ricordi, tutte le immagini che ancora conservo dentro di me... Dove vanno quegli istanti, importanti e unici, solo per me. Dove saranno?
Nel vento di febbraio, nel cielo così sterminato che fa paura. 
La luce in quelle mattine d'estate, l'ombra dei piedi da bambina, il profilo dei miei genitori in controluce, il filare dei peri, il cancello di ferro scrostato, il volo obliquo delle rondini. Nel vento... Finiranno nel vento.

Vorrei raccogliere gli istanti di poesia di chi non c'è più, di chi ho amato. Inventare una favola su di loro, per non lasciarli soli, con le gocce di pioggia dietro i vetri.