giovedì 27 marzo 2014

I giorni bianchi

Angela vorrebbe avere delle ali grandi. Delle ali per saltare giù dalla finestra. Il cielo è così terribilmente bianco, non può più sopportarlo. E perché poi dovrebbe?

Angela ha un camice verde ed è nuda sotto. E' quasi pronta per farsi tagliare un'altra volta?

Angela non sa più quanti anni ha. 25? 40? O forse cento. Ormai sono cento sì, perché ha sentito troppo male. Eppure si ostinano, i dottori, i suoi parenti, i suoi amici, tutti si ostinano a dirle cosa deve fare.

Angela ha ancora voglia di volare. Vorrebbe vedere i tetti delle case, deformati dalle gocce di pioggia, vorrebbe vedere il fiume, le colline erbose, vorrebbe vedere ancora le margherite aprirsi piano all'alba.

Angela si volta e guarda Sara. Anche lei ha le ali, solo che non si vedono, sono nascoste dal lenzuolo.
- Ce la farai - le dice.
- Ce la farai anche questa volta -
Angela sorride e trema.
Apre la mano e trova erba fresca sul palmo.



venerdì 21 marzo 2014

Torino non è per tutti

C'era una volta una città cresciuta ai piedi delle Alpi.
Era una città dai muri neri, le case avevano occhi stanchi, osservavano le persone camminare e qualche volta sussurravano, raccontando aneddoti che risalivano all'epoca d'oro della loro vita.
C'era una piazza enorme dai portici bianchi, perfetti nella loro geometria. La piazza si affacciava sul grande fiume e sulle colline. Talvolta, passeggiando lì, ho avuto la sensazione di scivolare in una sogno liquido e trasparente. Io, gli amici, i lampioni con la loro luce blu, la chiesa della Gran Madre come un'ammonizione.
Se conti fino a cento ti salverai, se conti fino a mille non cadrai nel fiume.
In effetti si rischiava sempre di perdersi. C'era una discesa verso l'acqua, i gradini erano bui, pensavi a nulla mentre li facevi, piccoli passi verso l'inferno.
I Murazzi erano un luogo incerto: tra la trasparenza della realtà e l'opacità del sonno. I Murazzi erano tane scavate nella pancia della città ai confini del Po. Di giorno dormivano, di notte vivevano.
Il monte dei cappuccini era una scoperta, ogni volta ti stupivi che fosse lì, così puro come la luna, una luce inspiegabile nel nero della collina e della notte. E poi all'alba i gabbiani iniziavano a gridare e tu capivi che era tardi, che quella parte di Torino ora si stava addormentando dolcemente.



Anche la Mole è un luogo onirico.
Già da fuori ti rendi conto che è eccessiva: un edificio con un'unica guglia protesa verso l'alto, schiacciato dagli altri palazzi. Dentro la Mole ha una grande pancia rossa, migliaia di frammenti di sogni altrui nuotano nell'aria. Ombre e luci, voci e musiche. Pesci multicolori e nuvole, sorrisi di donne e sguardi di uomini. E' un labirinto.

Torino ha tante facce. Questo è solo un angolo della grande città silenziosa. Non è per tutti, perché non tutti hanno voglia di ascoltarla e di guardarla per quello che è realmente.
Il sole si alza. I volti immobili scolpiti sulle pareti delle case aprono gli occhi. Non hanno pupille, ma ti osservano.




venerdì 14 marzo 2014

due donne

Proserpina

Perdonami, se puoi,
fratello ingrato.
La mia prigione è intatta.
Io sono ancora qui, ma coltiverò piante rampicanti, tralci di vite, per evadere.

Mi arrampicherò sulle loro foglie,
nel silenzio dell'addio.

Non potrò voltarmi.

Solitaria Proserpina
emigro dagli inferi.



Selene

Se qualcosa, se qualcuno, se io, se tu.
Se le nuvole nel cielo, se i fiori, se le stelle.
Tutto precipita e brucia.
Tutto secca e muore, Endimione, figlio degli uomini, io vengo da una stella vecchia e opaca.

Tu, fratello, giochi con le emozioni.
Tu ami lasciare sospese le tue amanti.
 Io me ne vado.
Rientro nel mio buio.
Mi rintano nella cuccia di terra secca.
Mangio margherite, ricordandoti.





venerdì 7 marzo 2014

canzone nera e blu

Tu non ci sei più
a nulla valgono le mie parole,
così fragili, così ingenue.
Tu non ci sei più.
Non puoi più sorridere delle tue sventure,
non puoi più dire che va tutto bene,
non puoi più fumare, fregandotene dei consigli.
Non ci sei per me
non ci sei per lei,
non ci sei per tutti gli altri.
Eppure talvolta ti sento,
in un vago sussurro,
nel ricordo della tua voce,
nel ricordo del tuo sguardo,
diverso perché era il tuo sguardo.
E non importa se non sei più qui,
hai lasciato qualcosa dentro di me.
E non importa se non eri perfetto,
eri tu.
Non ti avrei mai cambiato per nessun altro.
Si aprono i fiori,
anche questa volta senza di te.
Si aprono i fiori,
forse già lo sai,
perché ci sei dentro,
sei parte di questa maledetta primavera.