venerdì 30 gennaio 2015

Nata in un papavero

Quanto tempo ho ancora?

Conta tutti gli istanti, anche quelli non vissuti.

Cosa farò ora? Perchè non esco a respirare l'aria dell'inverno. Oggi è limpida come cristallo puro, ghiacciato.
Quanto tempo ho ancora?

Dimmi che non ho sbagliato tutto, dimmi che non ho perso i miei giorni in inutili attese e vane parole.
Dimmi che ho ancora la possibilità di correre verso il tramonto, laggiù, nel campo.

Io posso contare fino a cento, lasciami i respiri necessari per arrivare fino al sole.

Canteremo tutte le sere una canzone diversa e non dormiremo senza prima esserci abbracciati come fratelli e amanti.
Dimmi che le mie storie ti hanno fatto sognare almeno un po' e io non avrò paura di quella porta in fondo al corridoio. L'aprirò con gli occhi chiusi senza pensare al precipizio.

Io sono caduta troppe volte e questa volta temo di non poterlo sopportare.

Reggimi e insegnami l'amore. Io ho dimenticato tutto, come una bambina nata in un papavero. Custodiscimi e tornerò a volare. E allora non te ne pentirai, perchè saprò farti sorridere e viaggiare anche stando fermo.
Lasciami solo il tempo. Lasciami il tempo per parlarti, per convincerti, lasciami il tempo, perchè non voglio andarmene ora.


 Foto Anita Libera Corsi




venerdì 23 gennaio 2015

La luna ha uno sguardo gentile

La luna ha uno sguardo gentile,
amico,
fratello delle grotte.

Ti tendo la mano
non puoi che stringerla.
E' umida di mare.
Ho rinchiuso i miei respiri
nella conchiglia bianca.
Te la dono.
Ho perso la mia voce.

Cantastorie muta,
mi stendo sulla sabbia.

Ascolto il mio silenzio.

Sorrido.










venerdì 16 gennaio 2015

Cercando la pioggia

Cercando la pioggia, all'alba, quando ancora i palazzi sono neri,
ho trovato un istante,
perduto,
nella mia mente.

Era in una goccia,
fredda e trasparente.

Una goccia di me
bambina.

Giocavo in penombra davanti alle grandi finestre della casa di allora.
Era inverno ed ero sola.
Le perle d'acqua sui vetri disegnavano arabeschi misteriosi
e io sognavo di diventare un'astronauta,
per nuotare tra le stelle.

La gatta socchiudeva gli occhi ascoltando il rumore dolce del temporale,
il sole non sarebbe arrivato quel giorno,
eppure tutto era perfetto.

Il contorno sfumato del giardino sommerso, là fuori,
la voce di mia madre, come una canzone,
i passi affrettati di mia sorella,
le piccole mani sul vetro bagnato che tracciavano le linee di un paesaggio inventato
e tutti i giorni sognati,
desiderati,
vissuti,
una goccia dietro l'altra,
in una pioggia che ho troppo amato.

 Yngve Johnson






sabato 10 gennaio 2015

Labirinti

Fluida come l'acqua dell'inverno più mite, i miei contorni sfumano, sono fatta d'aria e vertigine.

Ho perso le forze,
la mia sostanza si disfa nel letto scomposto.

Sono dentro a un labirinto di foglie bianche, 
vorticano, 
danzano, 
non intendono fermarsi.

Io non vorrei precipitare là dentro, 
vorrei la solidità del suolo,
la terra sotto di me.

Eppure ora sono dentro questo carillon,
dentro questa giostra inceppata, 
ripete sempre le stesse note.

E gli specchi riflettono il mio viso impallidito,
candido come questo cielo senza pace.

Mentre fuori il mondo combatte
una guerra antica e mai risolta.

Il labirinto allora è anche tutt'intorno a me, 
ha invaso le strade delle città.
Le città del nord non credevano che l'odio potesse fare così male.
Lo avevano dimenticato.